lunedì 26 febbraio 2007

LA LISTA DEL FINE SETTIMANA - bollino V

UN MUSEO - Ci andiamo il sabato mattina dopo che avevo letto su Specchio (l'allegato a "La Stampa") un articolo intitolato "Il museo degli orrori" che iniziava così:
Lunedì 12 Febbraio, a Torino, riapre l'antico istituto di anatomia umana, chiuso dal 1898.
Un forziere pieno di reperti di inestimabile valore scientifico: crani, mummie, visceri, modelli in cera di casi celebri.

Il museo è allestito nello stesso ambiente e con gli stessi arredamenti ottocenteschi in cui si trovava originariamente. Un enorme splendido salone con volte a crociera e navate nelle quali sono disposti ordinatamente dei mobili/teche come se ci si trovasse in una biblioteca antica.
E proprio come in una biblioteca gli scaffali sono etichettati a seconda del contenuto, solo che invece di "Economia", "Narrativa", "Biologia" troviamo etichette come "Arti inferiori", "Apparato digerente", "Apparato cardiovascolare",etc...
Facile pensare a qualcosa di macabro, eppure l'esposizione è talmente ordinata e didascalica che è impossibile non ricondurla alla scienza, anche perchè i reperti, modelli in cera e in gesso sono proprio quelli del settecento, quelli su cui i medici del tempo studiavano e facevano delle scoperte.
A me è piaciuto.
Infatti, dopo l'ora di visita, ci guardiamo tutti e quattro e di comune accordo decidiamo di andare a fare colazione (hem... erano le 11.30...) senza nessun problema di stomaco (quasi per tutti).

UNA FESTA ed UN EQUIVOCO - Venerdì e Sabato sera, feste di Carnevale.
Quella di Venerdì la perdo a malincuore distrutta dall'influenza. Avvolta nel plaid mi guardo Dr. House che mi tira un po' su il morale.
Sabato sera invece ci vado. La mitica festa della Wood. L'intenzione era di mascherarmi da hippy. Mi trucco gli occhi, leggerissimo rossetto, parrucca biondo platino lunghissima, ghirlanda di margherite in testa, camiciona bianca, collana col simbolo della pace (che tra l'altro mettevo davvero quindici anni fa...), ventimila braccialettini, jeans a zampa d'elefante.
Alla festa il primo uomo che mi dice "sai una cosa? sei bellissima!" mi fa felice.
Il secondo che usa le stesse parole mi lusinga.
Il terzo inizia ad insospettirmi.
Il quarto mi fa capire.
Mi avevano tutti scambiata per Cicciolina!!!
"Ciao Ilona!" mi aveva detto il quarto.
Ma io non ero vestita da Cicciolina, ero vestita da hippy!!! Cavolo!!! Non vedete che ho una canna in mano??? Cicciolina avrebbe avuto altro!!! Incompetenti!

DUE CD - Nella domenica ecologia, come hanno chiamato questa cosa confusionaria che prevedeva che nel nord nessuno usasse le auto tranne in alcune zone, tranne in alune strade, tranne in alcuni orari, tranne per alcune categorie di persone..., me ne sto a casa a leggere e ad ascoltare musica.
Un cd di Norah Jones.
Un cd di Tracy Chapman.
Che pace.

UN LIBRO - "Il dolore perfetto" di Ugo Riccarelli.
Una lente di ingrandimento che scende sul mondo e si ferma in un paesino toscano ad osservare la vita delle persone di due famiglie.
E ci rimane per generazioni, attraverso fatti storici, guerre mondiali, amori, morti e... ovviamente dolore. Un dolore così assoluto da essere perfetto. Un dolore che non è mai fisico ma dell'anima, tanto che Annina si morde la lingua per cacciare il secondo che è ben più terribile.
Uno di quei libri che ti fanno amare i personaggi e perciò vorresti finire di leggere in un lampo per sapere come va a finire e allo stesso tempo vorresti prolungare la lettura per rimanere con loro il più a lungo possibile.
La bellezza del libro mi fa venir voglia di ascoltare le storie di mia mamma, mio papà, dei miei nonni e farmi raccontare delle loro vite e dei luoghi in cui hanno vissuto. E a mia volta viene voglia di prendere mio cugino Alex, toglierlo da davanti la televisione e raccontargli tutto quello che so e che lui si è perso perchè troppo giovane. Sui nonni e sugli zii che non ha mai conosciuto, sulle bamboline di pane e zucchero che preparava la nonna il sabato mattina, sulla casa in cui vive che una volta era diversa, sui viaggi, sulle sue cugine che ne combinavano di tutti i colori, e... fargli conoscere fino in fondo il tempo lento delle parole e la magia del raccontare, la possibilità di trovare un respiro largo negli oceani dell'immaginazione e nella memoria del passato, e il battito del cuore nel coraggio di persone ormai scomparse, e la corsa sfrenata in geografie di luoghi lontani e affascinanti, o vicini a lui ma ormai cambiati irrimediabilmente dal tempo trascorso.

UN FILM AL CINEMA- "Scrivimi una canzone", ovvero "Music & Lyrics".
Un film spensierato, commedia leggera e divertente, senza troppe pretese. Il trionfo dell'amore. Proprio quello di cui avevo bisogno.
E poi... Hugh Grant e Drew Barrymore insieme. Una gara a chi mi fa impazzire di più.

giovedì 22 febbraio 2007

ESSERE CURIOSI - bollino V

Due facce della curiosità.
C'è la curiosità inutile, quella che crea le code in tangenziale perchè tutti vogliono vedere l'incidente della corsia opposta.
C'è la curiosità che dovrebbe scaturire da piccole frasi lasciate a metà, ad esempio: "ieri sera ho capito da cosa mi vestirò alle due feste di carnevale, Venerdì e Sabato."
Questa mattina ho trovato solo la prima.
Tutti fermi per km. Inutilmente. Però sai che bella soddisfazione poter descrivere il cofano ammaccato della macchina di chissà chi?
Invece, alla frase lasciata a metà, mi hanno tutti risposto: "Ma come sarebbe 'feste di carnevale', siamo in Quaresima!"
Ed io che ero felice come una Pasqua.

Mi sono sentita un po' come la Vianne di "Chocolat" che apre una cioccolateria nel centro del paese proprio nel periodo di digiuno pasquale.

mercoledì 21 febbraio 2007

DOPPIO SOGNO DI CARNEVALE - bollino V

Ancora qualche ricordo che si affaccia dal passato.
Martedì grasso.
Nel paesino dei miei nonni (100 anime) era tradizione, per i più giovani, mascherarsi e girare di casa in casa per farsi regalare delle uova.
Con tutte le uova raccolte ci si riuniva nella scuola dismessa, si preparava la pastella, si sbucciavano le mele e si cucinavano le frittelle.
Buone le frittelle di mele. Le adoro.
Mia mamma me le faceva sempre a carnevale. Mmmm...
Calde, gonfie e con lo zucchero spolverizzato sopra.
Nel momento in cui il mondo frittelloso è svanito... ho smesso anche di mascherarmi a carnevale e ad andare alle feste (escludendo la battaglia delle arance ad Ivrea).
Peccato.
Peccato perchè ieri sono stata in un locale brasiliano a vedere uno show di capoeira e la serata prevedeva "maschera (a tema libero) gradita ma non obbligatoria".
Nei primi quarantacinque minuti non ho fatto altro che dire "Oh-mmma-cche-spettacolo-quella-parrucca d'argento" e "Voglio-voglio-voglio-quella-aureola-di-peluche-bianca" e ancora "Ma-ttu-gguarda-lì-che-piumaggio-fantastico" e via così strepitando come una bambina all'asilo dietro a reggiseni fioriti, ghirlande di fiori su capelli turchini e cappelli da cowboy.
Ancora persa nel mio mondo incantato mi sono ritrovata ad ordinare "2 Caipiroska e 1 Caipiriña" (non tutte per me... ovviamente!) e non ho fatto caso se la cameriera ha versato nel mio bicchiere una quantità industriale dello yogurt per cui fa la pubblicità la Marcuzzi ("Non riesci ad andare in bagno regolarmente?")
Già, perchè questa mattina alle 5.30 mentre sognavo lo show di capoeira (che peraltro è stato davvero molto bello e come sempre da spellarsi le mani per gli applausi prima, durante e dopo) ho sentito un forte, fortissimo mal di pancia. Pensavo fosse parte del sogno, credevo che qualcuno m'avesse colpita per sbaglio.
Ho aperto gli occhi e mi sono sentita come Tom Cruise in "Eyes Wide Shut" quando si sveglia e nota sul comodino la maschera.

mercoledì 14 febbraio 2007

PANICO - bollino VG

Questo è un post che avevo scritto il 24/01 e che non avevo pubblicato per motivi scaramantici. Ora che l'iter si è concluso... posso farlo, così mi ricorderò di certe sensazioni in futuro.

L'importante è non farsi prendere dal panico.
Calma. Devo stare calma.
E' solo la sera prima del colloquio per un nuovo lavoro, non il giorno fatidico.
Ma io sono calma...
No! Non sono calma, perchè se lo fossi non starei a vagare per 30 minuti nel quadrato M3 della cartina di Torino ascoltando ipnotizzata la stessa canzone portafortuna per 40 volte.
Sono in loop! Suona il telefono. Fuoco amico... una bella cena preceduta da un bicchiere di Martini, ecco cosa mi ci vuole.
Vola via la sera, scorre veloce la notte e in men che non si dica arriva il giorno fatidico.
Infilo il tailleur - pensa se adesso si strappano i pantaloni -, camicetta - sicuramente mi macchierò facendo benzina -, capelli sciolti - c'è un vento pazzesco, i capelli finiscono sul rossetto, ptui, ptui... -, esco di casa e mi incammino - il palo del semaforo mica si staccherà per piombare sulla mia macchina!?! -.
Che ansia. Coraggio, devo pensare che non è una cosa importante.
Non è importante, non è importante, come va... va!
Spingo la porta ed entro. Porca miseria.
Azienda fighissima, altro che non è una cosa importante.
Pagherei per lavorare qui.
Respiro... ma che dici Lucy, sono loro che devono pagarti!
Presentazioni... attacco mentalmente il tasto PLAY...
"la prima esperienza fu .... utilizzavo il prodotto XXX che non è molto interessante però..."
"come mai reputa XXX non interessante?"
"penso che sia superato, non lo usa quasi più nessuno..."
"noi lo utilizziamo!!!"
Azzo
"Ah... e come vi trovate?"
"Mica tanto bene..."
Sorrido. Meno male...
Crudeltà è avere una sola occasione per essere giudicati.
E dopo due ore mi richiamano... la sua candidatura ci ha soddisfatto. Dovrebbe tornare per il secondo colloquio...
L'importante è non farsi prendere dal panico.
Calma. Devo stare calma.

lunedì 12 febbraio 2007

TU CHIAMALE SE VUOI... EMOZIONI - bollino G

E' domenica mattina. Diciamo pure tarda mattina.
Non ho mai capito il mio strano rapporto con la domenica. Lo trovo un giorno intimo eppure mi mette a disagio.
Guardo fuori dalla finestra. Grigio, tendente alla pioggia.
Che peccato, avevo voglia di uscire e non di starmene tutto il giorno rintanata a casa.
Colazione al bar, di quelle con il croissant grasso-grasso che ti fa sentire in colpa per una settimana intera, leggo il giornale ad alta voce, commentiamo le notizie.
Tornando a casa guardo verso le montagne dove fa capolino un sole fantastico.
Ma allora sai che c'è? Prendo gli scarponcini, chiamo la mia amica Manu e le chiedo "Quanto ci vuole per andare sulla vetta del Monte Soglio?"
Risposta: "2 ore - 2 ore e mezza, dipende da dove si lascia la macchina. Mi sa che è un po' tardi... io pensavo di fare un giro in bicicletta"
"Mmmm... piano B. Io vado lo stesso, magari non proprio in cima, ci vediamo più tardi per un caffè da mia mamma. Ciao-ciao".
E così parto. Inerpico la macchina su per una strada impossibile, schivando spuntoni di roccia e crateri nel terreno che manca solo un'eruzione vulcanica.
Quando la strada finisce poggio piede a terra e mi guardo intorno.
Una vista bellissima. Ah, santissima pigrizia.
Lascio gli scarponcini in macchina, prendo un libro, il lettore mp3 e mi sdraio in un prato concimato a godermi il sole e il panorama.
Emozione.

Emozione interrotta da una morte.
Veramente sono già passati 2 mesi e mezzo da quando è mancato.
Torno a valle, caffè con Manu e poi mi preparo per rendergli omaggio.
Ah, non ho detto a chi! Ma a Philippe Noiret, l'attore!
Ieri pomeriggio davano "Nuovo cinema paradiso", film che io non avevo mai visto.
Ed ecco che lì mi aspetta la seconda emozione della giornata. Grossissima.
Un film che tutti gli amanti del cinema dovrebbero vedere, un film sul cinema, sul tempo che passa, sull'amicizia.
Un film capace di emozionare.
Mi lascia senza parole (ma con tante lacrime... e non sono l'unica!!!).

Alfredo "Una volta un re fece una festa e c'erano le principesse più belle del regno. Un soldato che faceva la guardia vide passare la figlia del re. Era la più bella di tutte e se ne innamorò subito. Ma che poteva fare un povero soldato a paragone colla figlia del re! Basta! Ma, finalmente, un giorno riuscì a incontrarla e le disse che non poteva più vivere senza di lei. E la principessa fu così impressionata del suo forte sentimento che disse al soldato: "Se saprai aspettare cento giorni e cento notti sotto il mio balcone, alla fine, io sarò tua!"
Ma, subito il soldato se ne andò là e aspettò un giorno, due giorni e dieci e poi venti. Ogni sera la principessa controllava dalla finestra ma quello non si muoveva mai.
Con la pioggia, con il vento, colla neve era sempre là. Gli uccelli ci cacavano in testa e le api se lo mangiavano vivo ma lui non si muoveva. Dopo novanta notti era diventato tutto secco, bianco e gli scendevano le lacrime dagli occhi e non poteva trattenerle poiché non aveva più la forza nemmeno per dormire... mentre la principessa sempre lo guardava. E arrivati alla novantanovesima notte il soldato si alzò, si prese la sedia e se ne andò via."

giovedì 8 febbraio 2007

LA VILLA DELLA REGINA - bollino V

Villa della Regina (Torino) - Il prezioso complesso, costituito da edifici aulici, giardini all'italiana con grotte e giochi d'acque, aree agricole e boscate, fu fatto costruire ad inizio secolo XVII dal cardinal Maurizio di Savoia sul modello delle ville romane.
Nel corso del secolo successivo fu ampliato ed aggiornato per le regine negli apparati decorativi e nell'architettura dei giardini.
A causa delle vicende conservative e d'uso che ne hanno segnato la storia recente, è stato sino ad oggi tra i meno noti del complesso delle Residenze Sabaude, iscritte al Patrimonio Mondiale dell'Unesco.


"Buongiorno, vorrei prenotare una visita alla Villa della Regina"
Magari lo dico dopo che saremmo in 15...
"Mi dispiace è tutto saturo fino all'8 Aprile"
"MA VVVVERAMENTE???"
"Eh... si... a dire il vero si è liberato un posto per questo sabato se le interessa!"
"Un posto vuol dire una persona?"
"Proprio così!"
Numble, numble... che faccio, 15 bigliettini e poi si va ad estrazione?
"Ah no, allora niente... ma senta, ma dopo l'8 Aprile?"
"Eh, dopo l'8 Aprile la Villa torna ad essere un cantiere della Regione"
"Uh! FUUURBIII!!!"